Spike Lee, il celebre regista delle storie degli afro-americani, questa volta ci racconta una vicenda di guerra.
Siamo a New York nel 1984, nell'ufficio delle poste centrali, quando un impiegato di colore senza un apparente motivo spara a bruciapelo a una persona che si era presentata al suo sportello, che riconosce come "Rodolfo".
Nella casa dell'omicida viene ritrovata la testa di una statua antica italiana, scomparsa da un ponte di Firenze dopo un bombardamento tedesco durante la seconda guerra mondiale.
L'uomo comincia a raccontare la sua storia.
Nell'inverno del 1944 la sua divisione, la 95a "Buffalo", composta interamente da soldati neri, sta avanzando nella valle del Serchio quando è decimata da un'imboscata dei nazisti. Sono 4 i superstiti, che si rifugiano in un paesino apparentemente tranquillo. Il loro commandante, via radio, gli ordina di catturare un soldato tedesco per avere informazioni sulle attività nemiche.
L'occasione si presenta quando un gruppo di partigiani, guidati dalla "Farfalla" (Pierfrancesco Favino) catturano un caporale disertore della Wermacht. Dopo un'iniziale diffidenza i due gruppi cominciano a collaborare, ma c'è qualcosa nello sguardo di un partigiano, che non convince i soldati americani.
A mio parere, siamo di fronte a un capolavoro, uno dei più film di guerra dai tempi di "Salvate il soldato Ryan". Ottima interpretazione da parte di tutto il cast, nel quale spicca la figura di Favino, sicuramente l'attore del momento, e sinceramente se lo merita in pieno.
Rivediamo anche Valentina Cervi, gran bella donna, enigmatica e affascinante come al solito.
Il film dura 144 minuti, ma non pesano, si rimane con lo sguardo incollato allo schermo per tutta la durata, tranne durante le scene più crude, come nel caso della strage di Sant'Anna causata dell'esecuzione dalla direttiva tedesca "Decimazione".