The Mission

film culto che hanno fatto la storia del cinema
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 Oggetto del messaggio: The Mission
MessaggioInviato: lun ago 20, 2007 9:25 am 
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The Mission di Roland Joffé, 1986

Cast
Robert De niro, Jeremy Irons, Ray Mcanally, Aidan Quinn, Cherie Lunghi
Ronald Pickup, Chuck Low, Liam Neeson, Daniel Berrigan, Asuncion Ontiveros

Genere: Drammatico, Storico

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The Mission è una lettura storico-antropologica delle vicende susseguitesi nell’alto Paraguay intorno al XVIII secolo.
Nelle zone comprese tra i fiumi Paranà ed Uruguay, all’arroganza colonizzatrice degli stati europei si contrappose il “sacro esperimento” ad opera dei gesuiti. Armati solo della loro fede indomita e dediti alla diffusione del Cristianesimo, i missionari della Compagnia di Gesù diedero vita ad una rete di Reducciones (missioni).
Le riduzioni erano dei villaggi costruiti sul modello della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme, in cui veniva praticato un “comunismo primitivo” dei beni di consumo. Questa forma di comunismo volontario ad alta ispirazione religiosa rappresentò l’ultimo rifugio per le tribù degli indios Guarany, altrimenti destinati alla schiavitù e allo sterminio da parte di mercanti di schiavi e dei mercenari. L’organizzazione delle riduzioni rappresentò, in un continente sottoposto al più bieco schiavismo, la fine delle lucrose incette e compravendite di mano d’opera a buon mercato da parte degli spagnoli e dei portoghesi. Le più alte sfere del potere europeo per far fronte a queste ripercussioni economiche e sociali firmarono nel 1750 il trattato di Madrid, che prevedeva una rettifica dei confini tra i rispettivi possedimenti. Gli indios tentarono di opporsi, ma non poterono nulla contro l’applicazione del trattato dei confini (Nel 1768, per ordine di Carlo III re di Spagna, i gesuiti furono espulsi dalle riduzioni).

Sullo sfondo storico sopra delineato, le vicende che si susseguono nel film focalizzano l’attenzione sullo scontro tra distinte visoni del mondo assimilabili ad altrettante distinte categorie socio-antropologiche: l’ideologia religiosa e la carità cristiana dei gesuiti proseliti contrapposta alla sete di conquista dei colonialisti soggioganti le popolazioni amerinde.
La dicotomia tra questi due modi di rapportarsi con l'"altro" è altresì ben interpretabile utilizzando le categorie antropologiche del relativismo culturale versus l’etnocentrismo.
Il modo in cui i gesuiti vennero in contatto con gli indios, realizzando l’opera di conversione alla fede cristiana e dando vita alle missioni, è in contrapposizione con l’atteggiamento etnocentrico di relegare al di fuori dell’idea dell’umanità coloro che non appartengono al proprio gruppo di appartenenza.
La spiegazione dell’uccisione da parte degli indios Guarany dei loro figli ai fini della sopravvivenza è un chiaro esempio del significato intrinseco e incomparabile di ogni cultura e del fatto che non esiste cultura che non abbia significato per coloro che si riconoscono in essa. L’analisi attenta dei significati e dei significanti di una cultura conduce a considerare la questione del relativismo culturale secondo cui ogni insieme culturale tende alla coerenza e ad una certa autonomia simbolica che gli fornisce il suo carattere originale. Tale prospettiva sostiene che ogni valore, ogni norma, ogni manifestazione di un bisogno e tutti i comportamenti che ne seguono devono essere giudicati esclusivamente nel sistema culturale entro il quale sono sorti e sono inseriti.
Scontrandosi, in nome dei principi cristiani, con le gerarchie di fatto, i gesuiti assunsero un atteggiamento di difensori dell’uguale valore della cultura dei Guarany in rapporto alla cultura dominante. Le riduzioni, definite da Voltaire "il trionfo dell’umanità", furono l’emblema della comunicazione tra i popoli, di un contatto culturale continuo e diretto.
In questo senso, è possibile fare ricorso al termine "acculturazione" per definire e comprendere la dinamicità del "sacro esperimento". L’incontro tra la cultura delle tribù degli indios Guarany e quella dei gesuiti identifica una tipologia di contatto culturale amichevole tra un intero gruppo e un gruppo particolare di un’altra popolazione. Il risultato dell’opera di conversione da parte dei gesuiti non fu, in ogni modo, quello di un’uniformità culturale, in quanto, in conformità con i tratti caratteristici di ogni tribù, furono realizzate delle riduzioni all’interno delle quali i Guarany ebbero modo di esprimere la loro creatività e la loro cultura. Si realizzò, pertanto, un processo di “reinterpretazione” dei significati e significanti culturali (Cuche 2003).
Il colonialismo, nell’intento di civilizzare i cosiddetti incolti e primitivi ha, invece, rappresentato un chiaro esempio dell’atteggiamento etnocentrico-eurocentrico.
Per facilitare il dominio economico, l’atteggiamento etnocentrismo ha, infatti, avuto la funzione di razionalizzare, legittimare e promuovere la politica di espansione imperialistica e coloniale delle potenze europee. Tra queste dicotomiche visioni del mondo è possibile collocare la posizione assunta dal cardinale Altamirano, delegato papale che, mandato in Sud America per decidere se le missioni avrebbero continuato a giovare della protezione della Chiesa, comprese che gli indios non erano alla stregua di bestie, come gli europei volevano far credere. Alla fine ciò che prevarrà sarà la ragione occidentale, saranno gli interessi della Spagna, del Portogallo e della Chiesa.
«Dobbiamo lavorare nel mondo e il mondo è fatto così. Così l’abbiamo fatto noi questo mondo, così l’ho fatto io», dirà il cardinale amareggiato per il triste esito delle missioni.

Colonna sonora tra le più sensazionali

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