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Il gip di Perugia ha convalidato i fermi dei tre presunti responsabili dell'omicidio di Merdedith Kercher. Per la coinquilina americana della vittima, Amanda Knox, lo studente pugliese Raffaele Sollecito e lo straniero originario dell'ex Zaire, Patrick Dija Lumumba, fermati martedì scorso dalla squadra mobile della Questura di Perugia, è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Per il gip Meredith è stata uccisa con il coltello di Sollecito.
OMICIDIO E VIOLENZA - I tre indagati per l'omicidio devono rimanere in carcere almeno «per la durata di anni uno» perchè «è evidente il loro interesse di sviare le indagini magari contattando persone che possano fornire loro un alibi». Lo scrive il gip Claudia Matteini, nell'ordinanza di convalida dei tre fermi, affermando anche che «sotto il profilo della reiterazione criminosa, nulla vale ad escluderlo l'incensuratezza degli indagati tenuto conto delle particolari modalità e circostanze del fatto criminoso e della particolare personalità degli indagati».In particolare, il gip ricorda il «cambio di cellulare da parte del Patrick proprio il giorno dopo l'omicidio forse con l'erroneo intento di nascondere qualche cosa che potesse risultare dallo stesso e l'atteggiamento tenuto dai due fidanzati nell'immediatezza del fatto».
UCCISA CON IL COLTELLO DI SOLLECITO - Meredith è stata minacciata e poi uccisa con un coltello che Raffaele Sollecito «era solito sempre avere con sè e con il quale veniva colpita al collo». È quanto emerge ancora dal provvedimento di convalida dei tre fermi operati dalla polizia a carico dei tre presunti responsabili della morte della studentessa. In base alla ricostruzione - operata sui «dati di fatto esistenti in questo momento» - non è comunque chiaro chi abbia sferrato alla giovane inglese il colpo mortale. Secondo il gip, infatti, Lumumba Diya si sarebbe appartato con Meredith in camera sua e quindi ai due si sarebbe unito anche Sollecito.
LA RICOSTRUZIONE DELL'OMICIDIO - Ma come si è svolto l'assassinio di Meredith secondo il gip di Perugia? Per il giudice delle indagini preliminari Raffaele Sollecito e Amanda Knox hanno passato il pomeriggio del giorno del delitto insieme fumando hascisc, quindi verso le 20.30, la studentessa statunitense, mentre si trovava in casa del fidanzato pugliese, ha ricevuto un messaggio di Lumumba che le avrebbe confermato un appuntamento per la sera stessa. Secondo il gip, Amanda si sarebbe offerta di fare avere al musicista dell'ex Zaire un incontro con la sua amica e coinquilina Meredith della quale si era invaghito. Sollecito - annoiato e alla ricerca di «emozioni forti», ipotizzano gli inquirenti - e la Knox , hanno quindi incontrato Lumumba in piazza Grimana intorno alle 21 e insieme si sono recati nell'appartamento di via della Pergola dove le due studentesse straniere vivevano. In base alla ricostruzione della polizia proprio a quell'ora il pugliese e la statunitense hanno spento i loro cellulari, di nuovo accesi la mattina successiva. In base alla ricostruzione contenuta nelle motivazioni della convalida del fermo, poco dopo rientrava Meredith o la stessa poteva già trovarsi lì. L'ipotesi del giudice è che la studentessa inglese si sia appartata con Patrick. Dopo di che «qualcosa andava male», è detto nel provvedimento. Probabilmente è intervenuto anche Sollecito e i due, vogliosi insieme ad Amanda Knox di «provare sensazioni nuove», hanno iniziato a pretendere qualcosa dalla giovane inglese che però si è rifiutata. Veniva così minacciata con un coltello che Sollecito era solito avere sempre con sè e con il quale Meredith è stata colpita al collo. Il gip poi non esclude che Meredith mentre si intrattenneva con Lumumba e Sollecito venisse tenuta ferma da una terza persona, che potrebbe essere Amanda Knox. Secondo il gip, dopo il delitto, i tre, resisi conto di quanto accaduto, se ne sono andati frettolosamente dalla casa creando confusione. Cercando di simulare un furto ma anche sporcando dovunque con il sangue nel tentativo di pulirsi.
L'ORA DEL DELITTO - Il gip precisa anche l'ora della morte di Meredith. Cosa che ha un certo rilievo, perchè dopo una certa ora Lulumba sembrerebbe avere un alibi (sarebbe stato visto nel bar da lui gestito). «Il dottor Luca Lalli - spiega il gip nell'ordinanza - rilevava che la morte poteva collocarsi alle ore 23 con uno scarto minimo e massimo di circa un'ora con la conseguenza che l'arco temporale da prendersi in considerazione doveva indicarsi tra le 22 e le 24 del giorno 1 novembre; a tale conclusione giungeva sul presupposto di una cena consumata alle ore 21. In realtà - precisa il magistrato - dagli atti risulta che detto orario può sicuramente essere anticipato in quanto, secondo quanto riferito» da una testimone, nel giorno dell'uccisione della studentessa inglese «alle ore 21 la cena era già terminata tanto che la stessa in compagnia di Meredith già si trovava in strada per fare rientro nelle rispettive abitazioni». Un «dato», questo, rileva il gip «non di poco conto in quanto permette di arretrare l'ora del decesso quanto meno alle ore 22 con l'indicazione quindi di un arco temporale compreso tra le 21 e le 23». Emergono anche particolari sulle modalitá della morte della studentessa. Una morte, scrive il gip, «preceduta da una agonia abbastanza lenta, circostanza questa che permette di fare risalire indietro nel tempo i fatti criminosi con la conseguenza che questi possono collocarsi tra le 21.30 e le 23.30 del 1 novembre, orario che può arretrare dalle ore 20.30 alle 22.30, qualora si tenga conto della cena in orario antecedente alle ore 21». In pratica Meredith sarebbe stata uccisa tra le 21 (ora in cui gli indagati spengono i cellulari) e le 22.30.
CROLLA L'ALIBI DI LUMUMBA - La retrodatazione rispetto alle ipotesi iniziali dell'ora della morte di meredith farebbe quindi crollare il supposto alibi di Lumumba. «Mentre Lumumba in sede di udienza di convalida - scrive il gip di Perugia - affermava di avere aperto il locale il pomeriggio dell'1 novembre all'incirca alle ore 17-18, i primi scontrini fiscali risultavano essere effettuati a partire dalle 22.29 nè l'indagato è riuscito a dare alcuna logica spiegazione a tale circostanza, non essendo stato in grado di fornire indicazioni precise su eventuali clienti che potessero attestare la sua presenza presso il locale prima delle 22.29, non ptotendo certamente qualificarsi come indicazione precisa e quindi utile per i dovuti riscontri l'avere individuato con il solo nome Usi la persona che sarebbe entrata nel suo locale alle ore 20 senza aggiungere nè il suo recapito telefonico nè altri elementi identificativi, nonostante lo abbia definito un suo amico». Insomma, l'alibi di Lumumba non regge. «Lo stesso - scrive il gip - rimaneva qualche minuto in silenzio cercando poi di giustificare tale "vuoto" sul presupposto che gli scontrini vengono rilasciati nel momento dell'ordinazione ma nel momento in cui il cliente lascia il locale. Anche tale giustificazione non regge in quanto non spiega come mai dalle 18 alle 22.29 non vi sono scontrini e questi cominicino ad esservi con frequenza costante dalle 22.29 fino alla chiusura».
L'IPOTESI DEL «QUARTO UOMO» - Dopo la trasformazione in arresto del fermo dei tre indagati l'attenzione degli inquirenti è sempre più concretamente orientata anche alla ricerca di un quarto uomo che potrebbe avere aiutato qualcuno dei tre arrestati, imputabile magari anche come favoreggiatore. Nelle perquisizioni effettuate nelle abitazioni dei tre presunti colpevoli, non sono infatti stati rinvenuti abiti sporchi di sangue (gli schizzi sulle pareti della stanza di Meredith arrivavano fino a due metri di altezza ed un cuscino, sul quale è stata trovata un'impronta digitale, era completamente intriso di sostanza ematica). Gli investigatori hanno pertanto cercato indicazioni nelle lavanderie frequentate da studenti dove qualcuno potrebbe essere andato a «ripulire» gli abiti. Ne è stata individuata una in cui risulterebbe che il 3 novembre (sabato mattina) si sarebbe presentato uno straniero (magrebino o sud americano) che avrebbe lavato nella lavatrice a gettone abiti ed un paio di scarpe da ginnastica di marca Nike. Sul pavimento della stanza di Meredith c'era anche l'orma di una calzatura, che potrebbe essere compatibile con il numero indossato dal laureando barese, che ha ripetutamente negato, sostiene il legale, di essere andato a casa della fidanzatina. Si tratta però di indizi di compatibilità e non di identità e, pertanto di prove generiche.
[url=http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/11_Novembre/05/pop_annuncio.shtml]Macabro annuncio all'università[/url]
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perché la vita è un brivido che vola via, è tutta un equilibrio sopra la follia
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